BARCELLONA
VISTA DA MOLTO VICINO

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Visitare Barcellona presenta un unico, enorme problema. E cioè che poi a un certo punto devi prendere il volo di ritorno.

Basta meno di mezza giornata per realizzare che questa città si avvicini molto più al posto in cui si dovrebbe vivere che a uno dei tanti che si dovrebbero visitare. E non è solo per la mentalità a noi familiare, fatta di clima mediterraneo, vivacità cosmopolita e cultura culinaria. Barcellona ha tutto. Barcellona è tutto. Tanto moderna, aperta ad ogni tipo di tendenza e incline al continuo rinnovamento, quanto gelosa delle proprie tradizioni e segnata dalla propria storia. Fondata dai Cartaginesi, resa campo militare dai Romani, conquistata da Visigoti, Mori e Franchi e saccheggiata dagli Arabi, Barcellona ha attraversato periodi di grande prosperità economica, iniziati quando il re di Aragona ne fece uno dei principali centri portuali, la arricchì di sontuosi edifici gotici e la rese capitale del Principato di Catalogna, così come fasi di profondo declino, in seguito all’unione con il regno di Castiglia, la preclusione dal commercio e la perdita dell’indipendenza politica.

È poi nell’800, con l’industrializzazione, che la città si rimbocca le maniche e torna ad essere lo splendore economico e culturale che merita. Almeno per un centinaio d’anni. Barcellona infatti non fa in tempo ad ospitare le due Esposizioni Universali (la prima nel 1888, quando Gustave Eiffel propose di installare l’omonima Torre che venne però giudicata “un ingombrante pugno nell’occhio” e per questo rimbalzata ai francesi l’anno successivo) che scoppia la Guerra Civile, la città si schiera con la Repubblica e in tutta risposta viene bombardata e occupata dal regime franchista, che abolisce ogni forma di autonomia nonché la lingua catalana. Passano quasi 40 anni di dittatura, durante i quali Barcellona accoglie un vasto numero di immigrati spagnoli che causa una forte frammentazione della cultura catalana. Solo sul finire degli anni ‘70, con il ritorno della democrazia, Barcellona si riprende la propria identità e si prepara per i giochi olimpici del 1992, vero punto di svolta per la rinascita della città davanti agli occhi di tutto il mondo.

Ciò che vede oggi, tutto mondo, è un luogo in cui la bellezza architettonica sorprende ad ogni angolo della città, dove l’arte non è mai noiosa, dove gli archi a sesto acuto del gotico catalano convivono con le curve sinuose e i colori accecanti del più moderno surrealismo, dove i resti delle mura romane strizzano l’occhio alle vetrate dei grattacieli, dove la vecchia zona dei pescatori si incastra nel dinamismo delle lussuose vie dello shopping. A Barcellona si respira l’energia di una città che si è dovuta reinventare e al contempo l’orgoglio di un popolo che mai rinuncerebbe alla propria identità. E non solo nei luoghi turisticamente più gettonati: Parc Güell, Sagrada Familia, Casa Battló e Casa Milà tolgono il fiato e riempiono la vista, il mercato della Boqueria è una tappa immancabile per tutti e cinque i sensi, ma vale la pena addentrarsi anche là dove non batte bandiera Tripadvisor.

Vale la pena di fare un giro all’Ateneu Barcelonés, una biblioteca meravigliosa, con soffitti affrescati e scaffali immensi, avvolta intorno a un giardino con palme e fontane che ospita qualsiasi tipo di evento, dai concerti dal vivo alle presentazioni di libri. Vale la pena girare per Clot e Gràcia, due quartieri dalla forte identità catalana che si evince dalle bandiere alle finestre e dall’uso quasi esclusivo della lingua: di nota è la Festa Major de Gràcia, che a metà agosto colora il quartiere con decorazioni a tema in ogni strada, fatte a mano dagli abitanti con materiali riciclati di grandissimo impatto: un misto tra ferragosto e carnevale, con fiumi di birra e Vermut – aperitivo catalano per eccellenza – a pochissimi euro. Un tempo questi quartieri erano due città indipendenti, poi annesse a Barcellona tramite un altro, ancor più celebre distretto: l’Eixample (in catalano, appunto, estensione). Qui è d’obbligo la combinazione tra aperitivo al Nacional – un’enorme galleria suddivisa in quattro aree gastronomiche, con una vastissima scelta di prodotti di qualità provenienti da tutta la penisola iberica – e cena al Boca Grande, prestigioso ritrovo dall’atmosfera intima e originale, al cui piano superiore è possibile assaggiare cocktail concepiti e preparati da alcuni tra i migliori barman d’Europa. Un consiglio? Andate in bagno. Luce soffusa, musica anni ’60, un vecchio pianoforte in legno bianco, un antico lavabo in ceramica dipinta e decine di specchi d’epoca alle pareti vi incanteranno.

Vale la pena poi passeggiare per Poblenou, il quartiere marittimo e industriale della città vecchia, soprannominato “la Manchester catalana” per il fiorire di fabbriche (soprattutto tessili) durante l’industrializzazione. Vale la pena fare un giro al Museu de l’Eròtica in piena Rambla, dove strumenti apparentemente di tortura vi guideranno alla scoperta di ciò che succedeva prima di YouPorn, con tanto di aneddoti e peculiari abitudini di sovrani e personaggi illustri del tempo (pare che Caterina II di Russia fosse ninfomane e Rasputin superdotato). Vale la pena respirare l’aria di Pedralbes, nella zona alta della città, che prende il nome da un vecchio monastero gotico e che è oggi area residenziale dell’alta borghesia barcellonese, dopo che alcune ricchissime famiglie decisero di costruirvi ville mozzafiato. Tra queste ricchissime famiglie c’era anche quella di Carles Rexach, ex calciatore e allenatore del Barcellona noto agli intenditori per aver scoperto Lionel Messi. Vale la pena perdersi sulla collina del Montjuïc, un promontorio ricco di vegetazione a 173 metri sul mare, che oltre a una vista indescrivibile offre un numero sterminato di giardini e musei, ospita il castello e la famosa Fontana Magica, nota per lo spettacolo di luci, musica e colori che offre in ogni momento dell’anno.

Una menzione a parte, almeno per chi scrive, merita la Barceloneta. Uno dei pochi quartieri ad aver mantenuto il senso più tradizionale del termine. Un barrio umile e vivace, fatto di panni stesi al balcone, bambini che si rincorrono tra i vicoli e anziani che pranzano davanti all’uscio di casa. Palazzine colorate e un’infinità di bar, ristorantini di pesce, chioschi che vendono mojito, ciambelle e porros di bassa qualità (ricordiamo che il consumo di cannabis a Barcellona è consentito, ma solo in luoghi privati o negli appositi club) aprono il sipario sulla sterminata, meravigliosa spiaggia della Barceloneta. Un lungomare infinito su cui è non solo possibile ma anche doveroso concedersi una corsa mattutina – fattibile e meraviglioso anche in novembre, con la spiaggia deserta e il fiato che si rompe a ritmo con le onde a pochi metri. O su cui farsi trasportare a bordo di un risciò nelle ore serali, quando l’aperitivo a strapiombo sul mare del lussuosissimo Hotel Vela si è fatto sentire e si rischia di arrivare tardi alla cena prenotata al Marea Alta, la cui cucina di pesce con vista panoramica in un’originalissima ambientazione nautica vi rapiranno definitivamente. Carlos Luis Zafón disse di Barcellona: “The haunting of history is ever present in Barcelona. I see cities as organisms, as living creatures. To me, Madrid is a man and Barcelona is a woman. And it’s a woman who’s extremely vain”. Non fatela aspettare troppo.

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(in omaggio una guida Lonely Planet)

  

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