COME CI SI SALUTA
NEL MONDO

Condividi...
Share on Facebook
Facebook
0

Se c’è una cosa fondamentale da ricordare prima di partire per un qualsiasi luogo con longitudine diversa da quella di Greenwhich è, oltre all’enterogermina, il gap culturale.

Sebbene sia impossibile condensare le più radicate tradizioni di un Paese in un articolo, si può cominciare con qualcosa di tanto semplice quanto utile, soprattutto a evitare imbarazzanti gaffes nei primi cinque secondi di permanenza sul suolo straniero: il saluto.

Che faccio, gli stringo la mano? Lo bacio? Quante volte? Lo abbraccio? Lo annuso? E se si offende?

Ecco, per rispondere a queste domande vediamo di fare un po’ di chiarezza su come sia opportuno, giusto e apprezzato salutare la gente nel mondo. Perché anche se in Occidente la stretta di mano è ormai ampiamente utilizzata, e anche nel resto del globo difficilmente viene reputata fuori luogo, mostrare agli abitanti di un altro Paese che ci si è (anche solo minimamente) informati sulla loro cultura e forma mentis è tra le più apprezzabili manifestazioni non verbali di rispetto.

 

  • Hawaii

Forse non stupisce scoprire che alle Hawaii le persone si salutano mimando il gesto del bere. Il gesto è chiamato shaka e prevede braccio alzato, pollice verso la bocca e mignolo in aria in direzione opposta, le altre dita chiuse e la mano fatta ondeggiare leggermente. L’usanza deriva da un invito dei primi esploratori spagnoli, che approdati su queste isole cercarono di fare amicizia con gli abitanti del luogo offrendo loro qualcosa da bere, esattamente mimandone l’azione.

 

  • Nuova Zelanda

Durante le riunioni tradizionali e altre cerimonie importanti, dunque anche in contesti formali, i Maori si stringono la mano, si guardano negli occhi avvicinandosi lentamente fino a premere delicatamente naso e fronte contro quelli della persona che si sta salutando: si resta in questa posizione qualche secondo con gli occhi chiusi, dopodiché li si riapre e lentamente ci si separa. Il saluto si chiama Hongi e oltre all’accostamento facciale comprende anche l’Ha, una condivisione del “respiro della vita” che crea vicinanza non solo fisica con l’altra persona (e che, secondo la tradizione, avvicina l’uomo agli dei). Dopo questo saluto il visitatore non è più considerato tale, ma diventa parte del popolo o della famiglia: si tratta di una vera e propria promessa di fiducia e lealtà reciproche.

 

  • Kenya e Botswana

Per salutarsi, i Masai si esibiscono in una danza di benvenuto chiamata adamu, che include anche una vera e propria sfida a chi salta più in alto. In Botswana il saluto è più articolato: si allunga il braccio destro mentre la mano sinistra tocca il gomito destro, si intrecciano le mani con quelle dell’altra persona (iniziando dal pollice per arrivare al palmo) e si ritorna nella posizione originale. Se ci si riesce, il lae kae?, ovvero sia come stai, è d’obbligo.

 

  • Giappone

Nella maggior parte dell’Asia il contatto fisico non è pratica diffusa, anzi. In Giappone si utilizza il rei, un inchino semplice ma dalle infinite sfumature: di 15 gradi per i saluti formali e le congratulazioni, di 30 gradi se ci si trova davanti a qualcuno di gerarchia superiore (ad esempio un capo), di 45 gradi se si ha davanti l’imperatore in persona o se ci si deve far perdonare qualcosa di davvero pesante. In tutti e tre i casi ci si piega in avanti con occhi e mani abbassate lungo il corpo, per non più di cinque secondi. Se invece si vuole mostrare semplicemente accordo su un tema o un argomento, si inclina leggermente in avanti la testa in segno di rispetto.

 

  • Cina

In Cina, gli uomini effettuano il kowtow, saluto di tradizione millenaria che consiste in un inchino a mani giunte davanti al petto. Le donne invece adottano il wanfu, un movimento con le mani unite al corpo. Nelle situazioni estremamente formali, per mostrare rispetto all’altra persona, ci si inginocchia a terra toccando il suolo con la fronte.

 

  • India e Thailandia

In India è consentita una morbida stretta di mano, purché avvenga tra persone dello stesso sesso e di pari grado: il saluto formale, soprattutto verso persone più anziane, prevede che ci si chini a toccare i loro piedi. La regola generale è il namasté (che significa mi inchino al tuo spirito, alle qualità divine che sono in te), ovvero sia l’inchino a mani giunte che imita il gesto della preghiera. In Thailandia il saluto è simile, con la differenza che si chiama wai e che più alta è la posizione delle mani e maggiore è il rispetto mostrato. Tuttavia la punta delle dita non deve mai superare il livello degli occhi.

 

  • Filippine

Segno di rispetto verso chi è più anziano, nelle Filippine si usa chiedere all’altro il permesso di prendere la sua mano e appoggiarne il dorso alla propria fronte, come segno di accettazione della sua benedizione.

 

  • Taiwan

In Taiwan c’è un gesto che porta con sé molto significato e rispetto, soprattutto nei confronti delle persone più anziane, e che consiste nel coprire con la mano destra il pugno sinistro e avvicinare entrambe le mani al cuore.

 

  • Nuova Guinea

Intrecciare e stringere le mani è diffuso, così come cingere la vita della persona che si sta salutando. Il capo del villaggio va salutato con un piccolo inchino. Maleducatissimo è salutare senza domandare (anche ripetutamente) all’altro le condizioni della sua famiglia. Meglio anche evitare l’uso della mano sinistra nelle interazioni con il prossimo, così come lo sguardo diretto a una persona più anziana, anche se nella propria cerchia familiare.

 

  • America Latina ed Europa

In queste zone il contatto fisico è usanza. In Argentina ci si bacia sulle guance (uomini inclusi) ma solo se ci si sta presentando all’amico di qualcuno che già si conosce. In Europa, la Francia è la regina del saluto con bacio, tuttavia quanti baci scambiarsi non è univoco e anzi varia a seconda della zona: uno solo in Bretagna, due a Tolosa, tre a Montpellier, quattro a Nantes e addirittura cinque in Corsica. Occhio se andate in Portogallo: di baci ne bastano due, ma loro iniziano dall’altra parte (da sinistra verso destra).

 

  • Medio Oriente

Nei paesi arabi ci si scambia un doppio bacio sulle guance se si appartiene allo stesso sesso; un altra forma di saluto consiste nel toccarsi in sequenza il torace, le labbra e la fronte a voler dire ti do il mio cuore, la mia anima, il mio pensiero. I musulmani si salutano con il classico salam, più precisamente con l’espressione as-salām ‘alaykum (la pace sia su di voi), che equivale al nostro ciao/buongiorno e a cui si risponde con wa ‘alaykum as-salām (e con voi la pace).

 

  • Nord Europa e Russia

Nei Paesi nordici si va di bacio singolo sulla guancia per salutare gli amici e stretta di mano se ci si presenta tra sconosciuti. Anche in Russia la stretta di mano va per la maggiore, con la differenza che assume un significato diverso, diventando quasi una prova di forza ai limiti dello sgretolamento di falangette. In ogni caso, mai farlo sulla soglia di casa: è necessario aspettare di trovarsi dallo stesso lato della porta. Al secondo incontro, uomo o donna che tu sia, il russo potrebbe già lanciarsi in un abbraccio o un bacio sulle guance. La donna invece riserva questo saluto solo ai connazionali, stringendo solamente la mano agli stranieri.

 

  • Polo Nord e Groenlandia

Data la massiccia dose di abiti indossati che precludono il contatto fisico, gli eschimesi optano per lo più per una pacca sulla spalla. Di grande rilevanza è tuttavia il kunik della cultura Inuit, il famoso bacio degli eschimesi, che avviene solo in famiglia o tra persone care e che consiste nel premere il naso e il labbro superiore sulla guancia di qualcuno, possibilmente aggiungendo una leggera annusata del viso, quest’ultimo segno di enorme affetto.

 

  • Tibet

I tibetani, come modo tradizionale di porgere il proprio saluto, tirano fuori la lingua (mantenendosi a una certa distanza). Il tutto per dimostrare di non essere la reincarnazione – nella quale i tibetani, in quanto buddisti, credono – del malvagio sovrano Lang Darma, noto per la sua lingua nera. Il gesto è utilizzato anche per esprimere accordo.

 

  • Micronesia e Malesia

In Micronesia, quando qualcuno arriva, lo si saluta alzando esclusivamente un solo sopracciglio (che peraltro non è semplicissimo né da fare né da notare). In Malesia per salutarsi si chiedono mau ke mana? che significa “dove stai andando?”, nonostante a nessuno importi saperlo davvero: è comunque educato rispondere, anche cavandosela con un “a fare due passi”. Gesto diffuso è poi quello di prendersi le spalle con le mani incrociando le braccia sul petto, offrendo il proprio abbraccio all’altra persona. Oppure tendere le mani verso quelle dell’altra persona, porle delicatamente ai lati delle sue dita e poi riportarle sul proprio cuore.

 

  • Tribù indiane e africane

In alcune aree dell’Africa, soprattutto tra lo Zimbabwe e il Mozambico, ci si saluta battendo le mani a tempo. In Zambia, in aggiunta, ci si strofina il pollice. I beduini si strofinano il naso l’uno contro l’altro. In Niger, la tribù dei kanouri agita i pugni intorno alla propria testa esclamando wooshay!, un caloroso ciao. Tra le tribù indiane e in Bangladesh è invece buona norma sollevare la mano aperta mostrando il palmo, spesso facendo movimenti circolari in aria, a riprova delle proprie intenzioni pacifiche.

 

PARTI INSIEME A NOI!

(in omaggio una guida Lonely Planet)

  

Assistenza in viaggio: +39 392 8431521 / ­info@solandata.it